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Come si alimenta il Business delle Bufale.

L’Italia! Meraviglioso paese! Paese di poeti, santi e navigatori!

Eccellenze in ogni settore caratterizzano la nostra nazione. Moda, stile, arte, cultura, storia, gastronomia, e potrei continuare all’infinito, fanno dell’Italia la nazione più bella del mondo. Il calcio, la politica bizzarra, la pizza, la mafia ed il mandolino ci rendono orgogliosamente italiani.

Il miglior cibo del mondo è italiano, i migliori prodotti alimentari sono italiani. Un esempio? La mozzarella di bufala. Che bontà!

Un eccellenza con una tradizione centenaria che crea un business pazzesco grazie a quel possente e particolare animale: la Bufala.

Perfino i cinesi cercano di imitare i prodotti che derivano da essa: ma un italiano, specie un Campano, sa certamente riconoscere se gli proponi una mozzarella di bufala tarocca o originale.

Peccato però che gli Italiani non hanno la stessa abilità nel riconoscere le bufale colossali ossia un fake.

 

Perché una notizia falsa che gira sul Web la chiamiamo Bufala? Secondo il vocabolario della Crusca “bufala” deriva dall’espressione “menare per il naso come una bufala”, ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali, per l’anello attaccato al naso.

Ormai sul Web, specie sui Social, le Bufale girano ad una velocità pazzesca. Diventano virali in pochi minuti. Ma Come fa una notizia falsa ad avere così tanta considerazione? Colpa della maggior parte delle persone che reagiscono dando seguito alla notizia stessa, senza analizzarla attentamente.

Colpa delle migliaia di condivisioni e colpa di quel maledetto pollice all’insù!

Anche la trasmissione le iene ha trattato l’argomento con un interessante servizio di Matteo Viviani intitolato Il grande Business delle Bufale online.

Anche dietro le Bufale del web c’è un business pazzesco architettato con incredibili strategie. Come?

Il sistema trova successo nella sua semplicità: bisogna inventare una notizia falsa (Muore Totti in un tragico incidente), pubblicarla su un sito web (che apparentemente sembra autorevole), la si condivide su una pagina Facebook e le persone (incuriosite) cliccano. Il click ti riporta sul sito (quindi trasporta traffico sul sito stesso) e appaiono banner pubblicitari. L’azienda proprietaria del banner riconosce una piccola commissioni al sito che lo ospita. L’ideatore di tutto il sistema guadagna grazie a quel click. A grandi linee funziona così!

Facile? Si, ma non troppo!!!

Anche se è una furbata, ti posso garantire che inventare una bufala e diffonderla non è assolutamente facile. Devi essere bravo nel renderla reale il più possibile. È proprio il caso di dirlo: deve essere una Bufala D.O.P.!!!

Ci sono varie tecniche e strategie, ma una volta resa la notizia virale il gioco è fatto.

Ogni volta che clicchiamo su una bufala qualcuno sta guadagnando… non solo: come argomentato più volte una bufala può creare gravi danni sociali ed economici! Basta pensare che può influenzare il comportamento o le scelte delle masse.

Immagina cosa potrebbe accadere se diventasse virale una notizia falsa su una grossa azienda alimentare diffondendo che usa sostanze cancerogene nella produzione dei propri prodotti? Fallirebbe dopo due secondi netti!

Insomma sui Social, pur se siamo nell’era digitale, le persone hanno l’istinto di condividere un contenuto senza prima rifletterci sopra, senza prima cercare di capire se il messaggio è genuino. Immagina il panico se tale comportamento avvenisse ogni istante nella vita reale.

Su questo fronte, in Italia, manca purtroppo la cultura della verifica e del controllo.

Chi ci guadagna su questa ignoranza?
Le Fabbriche delle bufale. Ci sono aziende che gestiscono siti web che hanno il solo scopo di ideare e diffondere notizie fake. Ci guadagnano e parecchio!

Vi riporto un ultimo esempio che dimostra il grave comportamento delle persone sui Social.

In un noto sito web di Bufale hanno pubblica un articolo su Luciana Littizzetto.

L’articolo aveva questo titolo: “Se al referendum vince il NO non mi vedrete più in TV”.

A fine articolo sono state riportate testuali parole: “La Littizzetto ha dichiarato di non aver mai dichiarato nulla sul referendum, ma tanto queste dichiarazioni non le legge nessuno quindi se il cielo diventa una pattumiera a strati senza mandato in latino alle 8.15 posso pensare di aver fatto un buco sulla spiaggia”.

Ma figurati se qualcuno condivide queste parole… Non è stato così: è stato uno degli articoli più condivisi di quel periodo e ripreso da centinaia di siti. Le persone hanno condiviso su Facebook il post di questa enorme mega-bufala. Hanno condiviso senza leggere tutto l’articolo. Grave, molto grave.

Concludo: assolutamente non voglio applaudire gli architetti di queste notizie false ma neanche voglio applaudire le “vittime” che inconsciamente e senza rifletterci sopra, condividono ed alimentano questo fenomeno.

Loro fanno uno sporco lavoro e continueranno a farlo grazie alla poca sensibilità della gente.

L’ignoranza della gente genera profitti ad alcuni; il comportamento stesso dei frequentatori del Web e dei Social Network alimentano questo business.

Dobbiamo ancora imparare a vivere sui Social. Le persone non hanno ancora capito che la vita reale è uguale alla vita virtuale. Il virtuale ha preso spunto dal reale. Dobbiamo alimentare il web come alimentiamo la nostra realtà quotidianità: sono la stessa cosa. Il comportamento reale deve essere uguale al comportamento virtuale. Bisogna frequentare il Web con intelligenza. Fin quando questo non sarà la normalità ci saranno sempre queste anomalie.

Certo di fare un servizio sociale ti avviso di una cosa molto importante. Ieri è stata divulgata una notizia scioccante e terrificante: Le mozzarelle di Bufala contengono una sostanza che se assunta ogni giorno aumentano del 97% il quoziente intellettivo. Informati sul sito www.bufale.net.

Luca Di Zio | Marketing-ologo

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2 Comments

  • Reply
    Roberto M.
    12 marzo 2017 at 9:42 pm

    Hai perfettamente ragione Luca. Purtroppo la gente non capisce che alimentare una bufala inizia proprio dal fatto che non leggono ed agiscono d’istinto. Ottime ossevazioni le tue in questo articolo. Complimenti!

    • Reply
      Luca Di Zio
      14 marzo 2017 at 6:48 pm

      Grazie Roberto. Un saluto!!!

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